“Questa Mozione, giustamente respinta – sottolinea Meletti – è un’ulteriore tentativo di egemonia culturale e politica. Una sopraffazione travestita da “atto democratico”

 

Continuano le polemiche nel Consiglio comunale di Finale Emilia sulla mozione presentata sabato 12 maggio dalle opposizioni che chiedeva di introdurre il divieto per le organizzazione di ispirazione neofascista di utilizzare spazi pubblici per le proprie iniziative. (vd. articolo)

A rispondere questa volta all’opposizione è il consigliere di maggioranza Carlo Meletti, Lista civica Palazzi, che come la sua collega Zaghi, ritiene gli siano state attribuite frasi e concetti “mai espressi veramente” nel suo intervento.

Di seguito la sua dichiarazione: “Il comunicato delle opposizioni del 12 maggio distorce il mio pensiero e sminuisce il mio intervento in Consiglio Comunale. La frase pubblicata non è stata da me mai pronunciata.”

“Viceversa di seguito – scrive Meletti – riporto le mie considerazioni sull’argomento: La Mozione delle opposizioni, spacciata per “democratica”, è invece molto anti-democratica. Il fascismo, mi annoia doverne ancora parlare, è stato un fenomeno, una dittatura politica ormai morta e sepolta. Non vedo alcun pericolo di ritorno.

La Mozione dell’Opposizione propone di vietare spazi (diritto di parola) a chi anche solo professi comportamenti fascisti, razzisti, omofobi e sessisti.
Quindi già capite che il richiamo al fascismo è solo uno specchietto per le allodole. E poi chi decide su tali professioni? Chiunque non in sintonia con una Giunta rischierebbe di non poter parlare in piazza.
Ad esempio se voleste dire che non siete d’accordo con l’ingresso incontrollato di masse di immigrati potreste essere silenziati per preteso razzismo. Se voleste dire che non vi piace la celebrazione di matrimoni gay potreste essere dichiarati omofobi e obbligati a tacere.
Questa sarebbe democrazia ? Di questo passo magari poi si potrebbero proporre “corsi di recupero a punti” per poter tornare a parlare in piazza. Una bella Scuola di Rieducazione per chi qualcuno decida ne abbia bisogno. Io pensavo e penso che gli italiani si siano stancati di questi giochetti retorici.”

“Questa Mozione, giustamente respinta – sottolinea Meletti – è un’ulteriore tentativo di egemonia culturale e politica.
Una sopraffazione travestita da “atto democratico”. In democrazia non abbiamo bisogno di Tribunali del Popolo.”

“Altra considerazione che pure ci annoia dover ricordare ai paladini della legalità – aggiunge – Paventano rischi “da idee intolleranti con comportamenti al limite …..”. Gli estremismi possono sempre essere pericolosi. Questo però è vero tanto a destra che a sinistra, tra gli anarchici come in ogni altra possibile direzione.

Potremmo ad esempio fare una Mozione in cui si vieta di professare idee di stampo comunista vista la quantità di gente uccisa da elementi con tali ideologie. I lutti, la privazione della libertà, le prigionie, la povertà ed il degrado che, anche di recente, hanno portato in tanti paesi del mondo dove queste idee sono diventate realtà non sono secondi a nessuno.
Invece, per quanto mi riguarda, non voglio negare a nessuno spazi di espressione.
In conclusione in democrazia non abbiamo paura delle idee che devono poter essere civilmente espresse da tutti con il limite dell’assoluto rispetto delle libertà altrui.”

“Il ns. intervento – conclude – si era concluso ricordando che la democrazia NON dovrebbe dare alcun spazio a comportamenti violenti od intolleranti. Indipendentemente da chi li provochi.
Ma questo dovrebbe riguardare l’ambito Giudiziario.
A questo proposito siamo invece molto preoccupati perché da tanti anni ormai in Italia comportamenti e modi violenti sono frequenti, tollerati, spesso giustificati o coperti. E’ successo innumerevoli volte. Pensate, solo per dire, ai cortei con distruzione di auto, vetrine ecc.
Le Forze dell’Ordine, cui va il merito di fare il proprio dovere con abnegazione e sacrificio sono troppo spesso inermi od insufficienti od insufficientemente dotate. Quando addirittura non siano dileggiate, minacciate o colpite. Insieme alla ns. libertà.
Questo sì che è intollerabile e dovrebbe essere intollerabile per tutti.”